1. Raccolta: estirpazione, non taglio
Il lino da fibra non si taglia: viene estirpato. La ragione è tecnica: il taglio accorcerebbe le fibre nella parte basale dello stelo, riducendo la lunghezza media utilizzabile per la filatura del lino lungo (il cosiddetto "lino pettinato"). L'estirpazione mantiene intatta la fibra per tutta la lunghezza dello stelo, che nel Linum usitatissimum coltivato in condizioni ottimali raggiunge i 70–100 cm.
La raccolta avviene quando gli steli assumono un colore giallo-dorato e le capsule dei semi iniziano a maturare, generalmente tra giugno e luglio in Italia. La determinazione del momento ottimale è empirica: steli troppo verdi producono fibre deboli, steli troppo maturi perdono in lucentezza.
2. Macerazione (retting)
È la fase che più influenza la qualità della fibra. Gli steli vengono sottoposti a un processo biologico che degrada la lignina e la pectina che tengono unite le fibre alla parte legnosa centrale (chiamata "canapule" o "tiglio"). Esistono due metodi principali:
- Macerazione in acqua (water retting): gli steli vengono immersi in vasche o corsi d'acqua per 4–14 giorni. Produce fibre di colore più chiaro e qualità superiore, ma richiede acqua abbondante e un sistema di smaltimento dei liquami organici. Storicamente era il metodo usato lungo i fiumi della pianura padana.
- Macerazione a rugiada (dew retting): gli steli vengono stesi sul campo per 3–6 settimane, esposti all'alternanza di rugiada, sole e pioggia. È il metodo prevalente oggi in Europa per ragioni ambientali. Produce fibre leggermente più scure e meno uniformi, ma non richiede infrastrutture idriche.
In Italia, il Linificio e Canapificio Nazionale utilizza principalmente la macerazione a rugiada nei campi toscani e lombardi, con un monitoraggio settimanale del grado di macerazione attraverso test di trazione manuale sugli steli.
3. Essiccazione
Dopo la macerazione, gli steli vengono essiccati. Il contenuto di umidità deve scendere sotto il 15% prima delle fasi meccaniche successive. Un'essiccazione eccessiva rende gli steli fragili; un'umidità residua troppo alta causa problemi nelle macchine stigliatrici. Tradizionalmente l'essiccazione avveniva all'aria aperta in covoni verticali; oggi si utilizzano essiccatoi a flusso d'aria controllata quando le condizioni climatiche non garantiscono un essiccamento naturale uniforme.
4. Stigliatura (scutching)
La stigliatura separa meccanicamente le fibre dal canapule. Gli steli essiccati vengono inseriti in macchine stigliatrici (scutching mills) che, attraverso una serie di cilindri dentati e rulli battitori, spezzano e allontanano la parte legnosa. Il risultato sono due prodotti: le fibre di lino (il materiale nobile, destinato alla filatura del lino lungo) e gli stoppini o stoppa (fibre più corte e irregolari, usate per la filatura del lino cardato).
Il rapporto tra fibra lunga e stoppa varia tra il 20% e il 30% in peso rispetto allo stelo essiccato, secondo i dati riportati nella ricerca pubblicata dall'Università di Torino sulla filiera del lino da fibra in Italia (IRIS UniTO, handle 2318/9396).
5. Pettinatura (hackling)
Le fibre lunghe vengono passate attraverso una serie di pettini a denti sempre più fini. La pettinatura serve a tre scopi: eliminare i residui di canapule rimasti dopo la stigliatura, allineare le fibre parallelamente tra loro, e separare le fibre ancora più corte (definite "étoupes" nella terminologia francese adottata anche dall'industria italiana). Il filato prodotto dalle fibre lunghe pettinate è più fine, uniforme e lucente; quello prodotto dagli étoupes è più grossolano ma viene ugualmente utilizzato per certi tessuti da arredamento.
6. Filatura
Il lino può essere filato secondo due sistemi principali:
- Filatura a umido (wet spinning): le fibre vengono bagnate prima di passare attraverso i fusi. Il calore e l'umidità ammorbidiscono temporaneamente le fibre e consentono di ottenere filati molto fini (fino a Nm 140–160). È la tecnica utilizzata dal Linificio di Villa d'Almè per i filati destinati alla moda.
- Filatura a secco (dry spinning): consente di produrre filati più grossolani e rustici, adatti a tessuti per arredamento o usi tecnici. Non richiede il trattamento termico dell'acqua ma produce filati meno regolari.
7. Tessitura
Il filato di lino viene tessuto su telai rapier o telai ad aria compressa. La struttura trama-ordito più comune per i tessuti di lino è la tela semplice, ma vengono prodotti anche damasco, lino canvas e tessuti jacquard. Il lino ha una scarsa elasticità (intorno al 2–3%), il che rende la tessitura più tecnica rispetto alla lana o al cotone: la tensione dell'ordito deve essere calibrata con precisione per evitare rotture dei fili.
8. Rifinizione
I tessuti di lino escono dal telaio con un aspetto grezzo e un contenuto di impurità naturali che viene rimosso attraverso la rifinizione: lavaggio enzimatico o alcalino, eventuale imbianchimento, e sanforizzazione (trattamento per ridurre il restringimento successivo ai lavaggi domestici). Alcuni produttori italiani propongono lino "stone washed" ottenuto con sfregamento meccanico su pietre pomici, che conferisce al tessuto un aspetto ammorbidito e un tatto più morbido rispetto al lino grezzo.
Il valore dell'italianità nella lavorazione
Nella catena del valore tessile, le fasi a maggior valore aggiunto sono la pettinatura e la filatura a umido. Sono anche le fasi in cui l'Italia — attraverso il polo di Villa d'Almè — mantiene una competenza tecnica difficilmente replicabile nel breve termine. La decisione del Linificio di integrare verticalmente anche la fase agricola risponde alla necessità di controllare la qualità della materia prima fin dall'origine, garantendo a ciascuna bobina di filato una tracciabilità completa.